18/04/2010

Un incontro importante

Con mia moglie Marilena e mia mamma, siamo andati oggi a trovare Suor Angela. A Parabita la conosciamo e ricordiamo semplicemente col suo nome; il suo cognome è Castaldo. Nata a Somma Vesuviana (Na) nel 1926, ha avuto un fratello, e due sorelle, queste defunte in tenera età. Dopo pochi giorni dalla nascita il medico le diagnosticò una polmonite che - riteneva il medico - non le avrebbe lasciato molte speranze. È grata a S. Giuseppe Moscati per quella guarigione, ma anche per un particolare patrocinio che ritiene di aver ricevuto da Lui per tutta la sua vita.
A 21 anni scelse di entrare nella Congregazione delle Suore di Carità della Immacolata Concezione di Ivrea. Suo papà non concordava con quella scelta, la mamma invece la sostenne. A 24 anni - era il 1951 - viene inviata a Parabita, e ci resta per ben  44 (quarantaquattro ) anni; per 30 dei quali ha rivestito l’incarico di Responsabile di Comunità (ovvero di Superiora).
Presso l’ “Asilo Comunale Giovanni Pisanello” nella nostra cittadina, ha curato la formazione educativa dell’infanzia per  circa 3 generazioni. Ha proseguito la sua attività educativa per 7 anni ad Aradeo e tre a Lecce. Ora vive a Collepasso, nell’Oasi “Venerabile Antonia Maria Verna”, che è il nome della fondatrice della stessa Congregazione.
Ricorda volentieri le persone che ha conosciuto in tanti anni di permanenza a Parabita, e ne parla con affetto. La dolcezza del suo carattere coniuga la persona al riferimento trascendente del nome che porta. A ben pensarci, questo collegamento deve essermi balenato in quegli anni  della mia infanzia quando Suor Angela ha costituito anche per me un importante riferimento educativo. E di questo la ringrazio vivamente.


 foto dell'incontro odierno

 

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27/02/2010

il nome alla luce del tempo

"Una Memoria e un Nome (Yad Vashem)"
Prolusione di don Angelo Corvo
per il libro di
Ortensio Seclì  
Storie e Genealogie di Terra d’Otranto

 Parabita da 99 a 131
Ed. Il Laboratorio -  Parabita, dic '09

e Nota dell’Editore Aldo D'Antico al libro

Altro importante libro di Ortensio Seclì è

TIRITTÙPPITI
 – Soprannomi – modi di dire –  storie ed immagini di Parabita -
Ed Il Laboratorio, 1998

Di cui qui a seguire la presentazione dell’editore Aldo D’Antico

Il processo di omologazione culturale, che caratterizza questi nostri tempi, cancella, spesso in modo indecente, parte della nostra memoria storica, della nostra lingua, di quelle peculiarità che permettevano ai singoli di riconoscersi nella comunità di appartenenza. E non c'è dubbio che una di esse era rappresentata dalle "'ngiurrie", da quei soprannomi che per diversa derivazione qualificavano e caratterizzavano gli individui, le famiglie, le collettività. Era certamente un modo forse primitivo e alquanto rozzo per riconoscersi, ma non si avevano i raffinati strumenti della comunicazione massmediale di oggi che permettono comunicazioni a distanza in tempo reale. Bisognava aguzzare l'ingegno e lavorare di fantasia per permettere non solo it riconoscimento delle persone ma anche la conservazione di un'identità.

Ha senso allora oggi recuperare quest'insieme di modi di dire, di soprannomi, di "titterri"? ha significato, per gli anziani come per i giovani, recuperare un repertorio linguistico-espressivo che rischia inevitabilmente di scomparire?

Certamente si, se 1'operazione non si limita ad una semplice ed accademica "collezione di antichità ". Se essa invece scava nella memoria, ripropone dimenticati modi di essere, rinforza il senso di appartenenza, valorizza la cultura di origine, può diventare un formidabile strumento di promozione culturale che aiuta tutti a percorrere in maniera pia umana il cammino della storia.

Ed è indubbiamente merito di Ortensio Seclì, ormai aduso a questo tipo di ricerca, aver riportato alla memoria questo ricco patrimonio di prodotti linguistici di straordinaria, intensa emotività. Un lavoro che abbina alla scientificità della ricerca d'archivio la ricchezza dell'intervista e della rilevazione di campo, proponendo uno scenario di indagine storiografica che dovrebbe essere esempio e strumento dei sistemi conoscitivi didattico­educativi.

Per l' Editore rappresenta un dovere, storico e culturale; esprime un piacere personale ed emozionale; significa un ulteriore contributo.”

 

Il libro, già distribuito e conosciuto a Parabita a suo tempo, merita di essere costantemente riproposto per essere conosciuto anche dalle generazioni più giovani.


Oltre ai soprannomi il libro serba una sorpresa nella seconda parte, dedicata ai modi di dire, quelle brevi espressioni,  chicche di saggezza popolare da tenere sempre ben presenti
.

Fra questi Ortensio cita quello caratteristico da cui trae il termine che pone a titolo del libro ”Te Parabbita a Mmatinu, tirittùppiti a Ccasaranu”, ma all'epoca in cui pubblicò questo libro  non aveva ancora individuato quel “tirittu pete” (col piede a dritta) da cui egli ritiene ora più probabile  che quel caratteristico termine derivi (rivelazione fatta a titolo amicale tempo addietro). Ma tale più recente precisazione - che potrà far parte eventualmente di una seconda edizione del libro - manda di fatto all’aria l’originario intendimento per il quale Rocco Cataldi nella prefazione allo stesso libro riteneva che “tirittùppiti” significasse – come per lungo tempo si è diffusamente ritenuto – “in men che non si dica… in un battibaleno…in un fiat”, confermando egli ciò con anche un parere di Gerhard Rohlfs che “nel suo girovagare per il Salento, fu anche ospite a Parabita e volle sapere dal sottoscritto –Rocco Cataldi (n.d.r.) – la spiegazione del termine “tirittùppiti”. Gli diedi quella prima citata e me ne diede un’altra ugualmente plausibile e suggestiva, registrata in Calabria, dove “tirittùppiti” sta a significare “rumore di cosa che cade, che rotola…” E forse una cosa che cade , che rotola non arriva in fondo in men che non si dica, in un fiat, un battibaleno?”

 
Allora, quale delle due interpretazioni del termine potrebbe essere la più plausibile:

-        da “tirittu pede” che porterebbe ad un originario “tirittùppede” trasformato volgarmente in “tirittùppiti”,

 oppure

-       tirittùppiti”come “in men che non si dica”?

 

A VOI la vostra che la mia l'ho ho già detta! 

Il  libro "Tirittùppiti" è reperibile presso il 
Centro di Solidarietà Madonna della Coltura,
a cui l’Autore ha donato i diritti.

27/09/2009

Centro Ascolto per la civile convivenza

Un centro ascolto a servizio dei cittadini per favorire la legalità e la civile convivenza
Una iniziativa curata da don Angelo Corvo con un gruppo di volontari presso la parrocchia: "chi ha bisogno può trovare in questo Centro Ascolto comprensione e consigli"

 

28/07/2009

il fotovoltaico nel Salento

Il Salento è a rischio di desertificazione
intervista di Antonio Della Rocca a Marcello Seclì
Rappresentante di Italia Nostra per il Sud Salento
Corriere del Mezzogiorno - Giovedì 23 luglio 2009

23/01/2009

Nonna Grazia

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E' nonna di fatto, la signa Grazia, con i suoi 103 anni; qualche difficoltà d'udito, ma la mente viva.
A me come a tanti altri, ha insegnato catechismo. La saluto ancora, avvicinandomi un po' al suo orecchio sinistro,  con l'espressione "Cristo regni", e lei immediatamente si ravviva, mi sorride e risponde pronta "sempre regni".
Un esempio di grande umanità. E dire che ha festeggiato i cento anni che viveva ancora nella sua casa, un po' aiutata da qualche familiare, ma autogestendosi per più cose.
Ora la sua casa è il Centro di Solidarietà di Via Coltura. Quando è possibile passo volentieri dal Centro. Mi seggo e mi sento quasi a casa; per un poco m'immedesimo come un ospite anch'io. E questo ridimensiona la fretta, le tante cose da fare, le preoccupazioni; il mondo si placa. Ed una parola, una stretta di mano, un saluto ridestano sul viso di chi s'incontra il senso del riconoscimento, di quell'essere fondamentalmente insieme nel discorrere della vita.

24/12/2008

note natalizie

”Il  Comitato Cittadino Acque Pluviali è sorto recentemente per dare una mano all’Amministrazione Comunale per un auspicabile adeguamento della rete di canalizzazione delle acque, ché ad ogni pioggia più abbondante del solito crea grande disagio alla gestione urbana e mette a repentaglio la sicurezza di talune abitazioni della zona bassa del Paese… “; diceva uno del Comitato, che così continuava: <<Ci siamo perciò recati in Comune per esporre le nostre proposte agli Amministratori, quando ad un certo punto è arrivato l’Assessore al ramo, ci ha dato la mano e se ne è andato…>>.  Eravate voi che volevate dare una mano agli Amministratori, e come vedi, invece, ve l’ha data l’Assessore a voi…

<<Non so se i redattori del primo (l’Alba, giornale pubblicato a Parabita fra il 1894-95, n.d.r.) sarebbero orgogliosi dei loro ‘giovani’ adepti o se ne vergognerebbero…>> Nuov’Alba, Parabita, anno VIII, n. 3, dic. ’08, pag. 21. A pagina 17 dello stesso numero, nel trafiletto dal titolo “dal cono…alla carezza…alla passione” il nome di Guerino viene scritto ’Querino’.
Oltre che da questo per quanto si voglia innocuo di carattere grammaticale, anche da qualche altro recente scivolone di questa rivista (la querelle con il Presidente dell'ADOVOS, mesi orsono, e quella che sviluppa Pino Petruzzi su questo stesso recente numero - pag. 20) si potrebbe intuire la possibile risposta degli antichi padri al quesito che il redattore formula in coincidenza su questo numero! Può apparire poco natalizio dire ciò, specie per chi da quella stanza redazionale ci è passato, ma anche un gesto di sincerità può costituire un regalo d'amicizia.

E' da apprezzare il parsimonioso uso delle campane della Chiesa Madre. Non si può dire invece altrettanto di qualche altra Chiesa della nostra Città, che anche a sera inoltrata non manca dal farsi sentire soperchiante.

Due gli Apollo d’argento di Aldo D’Antico a Personalità del Salento nell’arco dell'ultimo mese: ad Aldo Vallone e a Ennio Bonea, entrambi alla memoria; per consegnare il primo è venuto Giovanni Pellegrino, Presidente della Provincia, e ha relazionato Luigi Scorrano e Giancarlo Vallone; per il secondo ha relazionato Carlo Alberto Augeri. La filosofia di vita di entrambi i personaggi si potrebbe sintetizzare in quell’espressione del “pensare localmente ed agire globalmente”, e che Pellegrino traduceva nel “non rinunciare a ciò che si è, senza però chiudersi su ciò che si è”. Rispetto alle sedie messe in sala (l’incontro si svolgeva nell’ampio corridoio della sede municipale, per cui l’arredo è apportato per la circostanza), i presenti erano un bel po’ di meno. Ed è il solito discorso che alle manifestazioni di Aldo manca Marcello, a quelle di Marcello Aldo non va.  Pro-Loco, Italia Nostra, Centro di Cultura-Archivio Storico, Progetto Parabita, Assessorati vari, Presidi del libro, tutti mirano alla tutela e promozione della cultura e del territorio ma ognuno lavora in proprio, e “se canta e se sona” per sé e pochi altri volenterosi racimolati qua e là di volta in volta, ma mai da dire che queste Associazioni-Istituzioni scelgano di operare in sinergia, in promozione partecipata, in azione congiunta, in rete; ma  in ….   – e aggiunta quella colorita espressione di Antonio Albanese –, qui tradotta banalmente in va… pensiero.

La nota augurale natalizia me la impresto dall’articolo "Piccole righe per  una grande idea", del mio amico Giuseppe Limone: “  Non solo dobbiamo insegnare ai bambini, ma imparare dai bambini.
Perché ci sono cose che noi possiamo fare per i bambini,  ma ci sono cose che i bambini possono fare per noi.
Stare in ascolto del bambino è riscoprire il possibile che avevamo dimenticato. Stare in ascolto delle domande del bambino è far entrare aria fresca nelle stanze chiuse delle nostre risposte senza domande. Stare in ascolto del bambino è farsi curare dalle domande grazie alle quali le nostre risposte erano le malattie. Stare in ascolto del bambino è scoprire la parte di noi che avevamo perduto e di cui abbiamo bisogno per salvarci. Stare in ascolto del bambino è la rivelazione del nostro partner invisibile, come in un desiderio sognato. Stare in ascolto del bambino è scoprire di che cosa sentivamo il bisogno senza sapergli dare il nome. Stare in ascolto del bambino è scoprire l’eros originario del rapporto col sé che è nell’altro e con l’altro che è in sé. Stare in ascolto del bambino è darsi alibi onorevoli per superare il pudore di essere ciò che dentro siamo restati. Stare in ascolto del bambino è riscoprire le domande che avremmo vergogna a riporci, se il bambino non ce ne restituisse il coraggio. Stare in ascolto del bambino è seguire con gli occhi un’eruzione originaria di cui avevamo perso la memoria e la forza. Stare in ascolto del bambino è scoprire la prossimità primitiva di emozione e pensiero.
Stare in ascolto del  bambino è fare filosofia. 
 

Un santo Natale e un felice 2009, per Parabita e tutti i Parabitani

segnalo un sito che personalmente curo  www.consultorilecce.altervista.org     

17/12/2008

Giuseppe Cristaldi

dopo  “Storia di un metronomo capovolto”  - ha pubblicato recentemente “Un rumore di gabbiani”, Besa edizioni, Collana Cosmografie Pagine 32, Euro 15,00.

La versione cinematografica del libro è stata presentata  il  9 dicembre 2008  nell’ambito della sesta edizione del LevanteFilmFest, uno dei più importanti eventi nazionali di incontro e di confronto per il cinema indipendente italiano, in concorso nella sezione “Investigation”, nella quale gareggiano opere con intenti di inchiesta e denuncia

La storia, racconta la vita eroica di Gabriele Bortolozzo, ex-dipendente del petrolchimico di Porto Marghera, quale somma memoria da tramandare ai posteri. Le gesta esemplari raccontate da un suo simile, in terra brindisina, sono quelle di un operaio che all’epilogo esistenziale descrive minuziosamente il proprio retaggio ad un feto, presunto, insperato, affinché niente e nessuno annaspi più nell’oblio, nell’omertà. Il martirio di uomini barattati col polivinilcloruro. Le strazianti testimonianze delle vedove, dei figli, dei medici segnati dal tragico fenomeno.
La veemente descrizione della vasta piaga petrolchimica nei territori italiani, la deriva degli operai e delle rispettive famiglie, le mutilazioni affettive connesse all’inalazione del cloruro di vinile monomero, i viaggi della speranza, l’ignominia, i pensieri notturni, i trepidi atti diurni, le emarginazioni, le vessazioni sugli operai alimentate da una ritrosia culturale, la natura ridotta a una carcassa do molosso.

Il libro, di straordinaria attualità, con la splendida prefazione del cantautore Caparezza, che si conferma artista attento a importanti problematiche sociali e con un contributo di Franco Battiato.
L’opera filmica, sperimentale sia a livello testuale che strutturale, è costituita da un’orazione reggente, da frames documentaristici e da provocazioni scenografiche. La caustica concezione di una denuncia radicata nei canoni dell’odierno teatro civico che rasenta i livelli del macabro per giungere nelle viscere delle coscienze.
Il trailer del DVD su: http://it.youtube.com/watch?v=ECgn4KtKc1I .

Nota tratta dalle segnalazioni libraria e filmica.

In cerca di radici nel futuro, Giuseppe, le ha trovate, e ne ha tratto di frutti nel presente. Un innovatore ante-litteram, a partire dal linguaggio, nel segno della radicalità e della volonta che qualcosa possa realmente imprimere la svolta al dato, oltre l'appiattimento, il risaputo, l'omologato, attraverso il non... dare per scontato, per  continuare a cercare ancora oltre, quella parola che può aprire realmente uno spiraglio al qui-ora possibile addivenire, strutturalmente, con profonda rinnovata umanità. LP