27/02/2010
il nome alla luce del tempo
"Una Memoria e un Nome (Yad Vashem)"
Prolusione di don Angelo Corvo
per il libro di
Ortensio Seclì
Storie e Genealogie di Terra d’Otranto
Parabita da 99 a 131
Ed. Il Laboratorio - Parabita, dic '09
e Nota dell’Editore Aldo D'Antico al libro
Altro importante libro di Ortensio Seclì è
TIRITTÙPPITI
– Soprannomi – modi di dire – storie ed immagini di Parabita -
Ed Il Laboratorio, 1998
Di cui qui a seguire la presentazione dell’editore Aldo D’Antico
Il processo di omologazione culturale, che caratterizza questi nostri tempi, cancella, spesso in modo indecente, parte della nostra memoria storica, della nostra lingua, di quelle peculiarità che permettevano ai singoli di riconoscersi nella comunità di appartenenza. E non c'è dubbio che una di esse era rappresentata dalle "'ngiurrie", da quei soprannomi che per diversa derivazione qualificavano e caratterizzavano gli individui, le famiglie, le collettività. Era certamente un modo forse primitivo e alquanto rozzo per riconoscersi, ma non si avevano i raffinati strumenti della comunicazione massmediale di oggi che permettono comunicazioni a distanza in tempo reale. Bisognava aguzzare l'ingegno e lavorare di fantasia per permettere non solo it riconoscimento delle persone ma anche la conservazione di un'identità.
Ha senso allora oggi recuperare quest'insieme di modi di dire, di soprannomi, di "titterri"? ha significato, per gli anziani come per i giovani, recuperare un repertorio linguistico-espressivo che rischia inevitabilmente di scomparire?
Certamente si, se 1'operazione non si limita ad una semplice ed accademica "collezione di antichità ". Se essa invece scava nella memoria, ripropone dimenticati modi di essere, rinforza il senso di appartenenza, valorizza la cultura di origine, può diventare un formidabile strumento di promozione culturale che aiuta tutti a percorrere in maniera pia umana il cammino della storia.
Ed è indubbiamente merito di Ortensio Seclì, ormai aduso a questo tipo di ricerca, aver riportato alla memoria questo ricco patrimonio di prodotti linguistici di straordinaria, intensa emotività. Un lavoro che abbina alla scientificità della ricerca d'archivio la ricchezza dell'intervista e della rilevazione di campo, proponendo uno scenario di indagine storiografica che dovrebbe essere esempio e strumento dei sistemi conoscitivi didatticoeducativi.
Per l' Editore rappresenta un dovere, storico e culturale; esprime un piacere personale ed emozionale; significa un ulteriore contributo.”
Il libro, già distribuito e conosciuto a Parabita a suo tempo, merita di essere costantemente riproposto per essere conosciuto anche dalle generazioni più giovani.
Oltre ai soprannomi il libro serba una sorpresa nella seconda parte, dedicata ai modi di dire, quelle brevi espressioni, chicche di saggezza popolare da tenere sempre ben presenti.
Fra questi Ortensio cita quello caratteristico da cui trae il termine che pone a titolo del libro ”Te Parabbita a Mmatinu, tirittùppiti a Ccasaranu”, ma all'epoca in cui pubblicò questo libro non aveva ancora individuato quel “tirittu pete” (col piede a dritta) da cui egli ritiene ora più probabile che quel caratteristico termine derivi (rivelazione fatta a titolo amicale tempo addietro). Ma tale più recente precisazione - che potrà far parte eventualmente di una seconda edizione del libro - manda di fatto all’aria l’originario intendimento per il quale Rocco Cataldi nella prefazione allo stesso libro riteneva che “tirittùppiti” significasse – come per lungo tempo si è diffusamente ritenuto – “in men che non si dica… in un battibaleno…in un fiat”, confermando egli ciò con anche un parere di Gerhard Rohlfs che “nel suo girovagare per il Salento, fu anche ospite a Parabita e volle sapere dal sottoscritto –Rocco Cataldi (n.d.r.) – la spiegazione del termine “tirittùppiti”. Gli diedi quella prima citata e me ne diede un’altra ugualmente plausibile e suggestiva, registrata in Calabria, dove “tirittùppiti” sta a significare “rumore di cosa che cade, che rotola…” E forse una cosa che cade , che rotola non arriva in fondo in men che non si dica, in un fiat, un battibaleno?”
Allora, quale delle due interpretazioni del termine potrebbe essere la più plausibile:
- da “tirittu pede” che porterebbe ad un originario “tirittùppede” trasformato volgarmente in “tirittùppiti”,
oppure
- “tirittùppiti”come “in men che non si dica”?
A VOI la vostra che la mia l'ho ho già detta!
Il libro "Tirittùppiti" è reperibile presso il
Centro di Solidarietà Madonna della Coltura,
a cui l’Autore ha donato i diritti.
23:33 Scritto da: luc.prov in blog life | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: testimonianze | OKNOtizie |
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